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Accademia del Peperoncino, la scuola italiana del gusto piccante

Accademia del Peperoncino storia e lavoro

L’Accademia Italiana del Peperoncino

Accademia del Peperoncino storia e lavoro

L’Accademia del Peperoncino nasce nel 1994 come un’Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, ONLUS, progettata da Enzo Monaco, un gastronomo calabrese che ha voluto fondare questa associazione per poter celebrare il gusto unico e inimitabile dei peperoncini della sua terra.

A questa associazione hanno aderito numerosissimi esperti del settore, come gastronomi e accademici e si sono create numerosissime delegazioni in Italia, al fine di far conoscere il piccante dei peperoncini di Calabria a livello internazionale. Per questo motivo molto spesso si parla di Accademia Italiana del Peperoncino.

Anche i locali, le pizzerie, i ristoranti o aziende alimentari possono aderire a questo progetto, diventando membri dell’Accademia del Peperoncino e guadagnando una grandissima visibilità sul territorio nazionale e avendo la possibilità di offrire ai propri clienti uno dei prodotti DOC più richiesti.

Il lavoro svolto dall’Accademia del Peperoncino

L’Accademia del Peperoncino dispone di un vero e proprio Comitato Scientifico, formato da esperti di botanica e professionisti che da anni si occupano di studiare il peperoncino, il cui nome scientifico è Capsicum, per tentare di scoprirne gli effetti benefici e per trovare nuove tecniche di coltivazione, utili alla creazione di un prodotto unico e di qualità.

Per tutti gli appassionati di peperoncino o per tutti coloro che vogliano conoscere maggiori informazioni riguardo le modalità di coltivazione e di trattamento dei semi di peperoncino, l’Accademia del Peperoncino mette a disposizione tutte le istruzioni fondamentali utili a questo proposito: consigli teorici riguardo le proprietà e i benefici del peperoncino, ma anche e soprattutto consigli pratici sulle tipologie di trattamento necessarie per una coltivazione adeguata che sia in grado di restituire buoni frutti dal piccante inconfondibile.

I ricercatori, gli esperti e i botanici hanno collaborato per la formulazione e la pubblicazione di schede botaniche, ricerche, descrizioni delle differenze nelle varietà, programmi e consigli di coltivazione, proprio per adempiere a uno degli obbiettivi principali dell’Accademia: quello di diffondere e trasmettere il culto calabro del peperoncino ad un pubblico più vasto possibile.

Attualmente l’Accademia del Peperoncino, grazie all’aiuto dei suoi collaboratori, in particolare di Massimo Biagi, laureato alla facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, è riuscita a riunire una delle più vastissime collezioni di varietà di peperoncino presenti al mondo, avendo a disposizione più di mille varietà di questa pianta.

La storia del peperoncino

Il peperoncino ha origini antichissime: esso infatti sembra risalire addirittura a cinquemila anni prima della nascita di Cristo. Numerose testimonianze, nel corso della storia, vedono come protagonista proprio il peperoncino, frutto inizialmente diffuso specialmente nelle Indie, in Messico, in Perù ed elemento importante in particolari civiltà precolombiane, come ad esempio gli Aztechi, che lo impiegavano come pianta medicinale e a cui attribuivano un grandissimo potere curativo.

La prima effettiva testimonianza scritta risale a Cristoforo Colombo, che durante le sue esplorazioni, una volta scoperto il peperoncino, lo chiamava erroneamente “pepe delle Indie”: egli credeva che, una volta portato in Europa, il peperoncino si sarebbe rivelato un enorme business, specialmente grazie a tutte le proprietà benefiche ad esso attribuite che in Oriente e al suo gusto unico e particolare.

In realtà, esso non riscosse alcun successo in Europa, dove venne disprezzato dalla nobiltà a causa del suo sapore troppo forte ed eccessivamente piccante e venne presto rigettato dalla Chiesa perchè accusato di essere un frutto evocatore di istinti bollenti e peccaminosi.

Con l’avvento del Futurismo, nella prima metà del Novecento, il peperoncino ha iniziato a diffondersi in tutta Europa, anche grazie alla nascita di piatti che lo vedono protagonista, come i classici “spaghetti aglio olio e peperoncino”, che hanno permesso una vera e propria scoperta di questo ingrediente nel mondo occidentale.

La coltivazione del peperoncino

Come viene ben descritto sul sito ufficiale dall’Accademia, il peperoncino è una pianta che attecchisce al terreno molto facilmente, producendo germogli e foglie dopo un tempo di coltivazione relativamente breve: tuttavia, questa pianta necessita di cure costanti, affinchè il gusto, la piccantezza e la sapidità dei suoi frutti siano al meglio delle loro potenzialità.

Specialmente quando si tratta di grandi coltivazioni, il peperoncino risulta una pianta davvero molto impegnativa da trattare.

Esistono diversi fattori che condizionano la crescita e la maturazione dei peperoncini: uno di questi è senza dubbio la temperatura.

Come è noto, una pianta in fase germogliativa non deve mai essere sottoposta a temperature che scendano sotto i 10 gradi, in particolar modo il peperoncino necessita, per crescere, di una temperatura compresa tra i 20 e i 30 gradi centigradi: uno shock termico in un senso o nell’altro, causato da un aumento o da un improvviso crollo delle temperature provocherebbe danni irreversibili alla pianta, compromettendo la sua crescita.

Di fondamentale importanza è anche la scelta del terreno, esso infatti dovrà risultare completamente privo di umidità, poiché un ambiente umido potrebbe compromettere lo sviluppo dei fiori e delle bacche: è preferibile scegliere un terreno che contenga al suo interno tracce di argilla, sabbia e particolati di considerevole diametro.

E’ importante anche valutare il valore di acidità del terreno selezionato poiché, per ottenere un buon risultato dalla propria coltivazione di peperoncini, sarà necessario optare per un terreno basico ed alcalino: per misurare il livello di acidità del terreno si utilizza la scala del pH.

Se il valore del pH è inferiore a 7, allora il terreno sarà acido e poco adatto alla semina, al contrario, se il pH ha un valore compreso tra 7 e 14, questo sarà perfetto e adatto ai peperoncini.

Il peperoncino è una pianta estremamente assetata: necessita quindi di un apporto di acqua costante e giornaliero. Un rinsecchimento delle radici arresta immediatamente la crescita della pianta e provoca la caduta dei fiori bianchi e delle bacche dalle quali nasceranno i frutti del peperoncino.

Conservazione del peperoncino

Il peperoncino può essere degustato fresco, essiccato o tritato, in base alle proprie esigenze e preferenze culinarie: tuttavia, per quanto riguarda le procedure per essiccare i peperoncini, queste richiedono delle accortezze particolari, affinché questa avvenga nel miglior modo possibile e possa restituire un gusto davvero eccezionale.

L’essiccazione può avvenire in maniera naturale oppure in maniera artificiale:

Se si sceglie di utilizzare un metodo naturale, basterà esporre i peperoncini al sole, assicurandosi di aver tagliato precedentemente il picciolo e rimosso accuratamente i semi: prima di procedere, è bene assicurarsi delle condizioni meteo previste per i giorni successivi, poiché l’essiccazione richiede l’esposizione del frutto ad alte temperature, e per questo alla forte luce solare.

E’ anche possibile legare i peperoncini tra loro con uno spago, in modo da renderli anche belli da vedere e poterli appendere alle finestre all’esterno della casa, utilizzandoli quasi come un bellissimo oggetto di arredamento, fortemente caratteristico.

Questa procedura richiede un po’ di tempo in più rispetto all’essiccazione artificiale, ma garantisce un totale risparmio in termini di energia ed elettricità.

Se invece si decide di optare per l’essiccazione artificiale, questa può essere effettuata con l’utilizzo di un comune forno da cucina: bisognerà quindi riscaldare il forno a 80 gradi prima di inserire i peperoncini e abbassare la temperatura a 60 gradi se invece si ha a disposizione un forno ventilato.

Dopo aver pulito i peperoncini liberandoli accuratamente dai semi, bisognerà disporli su una teglia, facendo attenzione che risultino ben separati e che non si sovrappongano l’un l’altro: quindi infornare e lasciarli essiccare per circa 6 ore.

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